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La legge di bilancio 2021 proroga fino al 31/12/22 e potenzia il bonus ricerca e sviluppo. In pratica, ai soggetti che sostengono determinate categorie di spese, spetta un credito di imposta. Tale credito può arrivare fino al 43% dell’investimento. Sono ammissibili le spese in attività di ricerca fondamentale, industriale e di sviluppo in campo scientifico e tecnologico. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le spese ammissibili.

Possono beneficiare dell’agevolazione tutte le imprese residenti nel territorio italiano. A prescindere da:

  • – forma giuridica.
  • – settore economico di appartenenza.
  • – dimensione.
  • – regime fiscale di determinazione del reddito. A tale proposito sono compresi i soggetti in regime forfettario e le imprese agricole.

Il credito d’imposta opera per il periodo d’imposta 2020 e fino a quello in corso al 31.12.2022. Per le attività di ricerca e sviluppo agevolabili, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 20% della relativa base di calcolo. Nel limite massimo di 4 milioni di euro. Per quanto riguarda gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno, la percentuale del credito di imposta può variare. Sono previste infatti le seguenti percentuali, che variano a seconda del soggetto beneficiario.

  • – 25% per le grandi imprese.
  • – 35% per le medie imprese.
  • – 45% per le piccole imprese.

In linea di massima, sono ammissibili al credito d’imposta le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. In campo scientifico o tecnologico. Analizziamo voce per voce le varie tipologie di spese che permettono di ottenere il credito di imposta.

Ricerca e sviluppo: le spese per il personale

Innanzitutto sono ammesse le spese per il personale. Nello specifico, si tratta di spese relative ai ricercatori direttamente impiegati nelle operazioni di ricerca e sviluppo. Inoltre, concorrono per il 150% del loro ammontare le seguenti spese.

  • – relative a soggetti di età non superiore a 35 anni.
  • – in possesso di un titolo di dottore di ricerca o iscritti a un ciclo di dottorato presso l’università. In alternativa, in possesso di una laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico.
  • – assunti dall’impresa con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Ricerca e svilppo: beni mobili e software

Seconda categoria ammissibile: beni mobili e software. Parliamo principalmente di quote di ammortamento e canoni di locazione di beni utilizzati nei progetti di ricerca e sviluppo. Nel limite massimo complessivo pari al 30% delle spese di personale.

Ricerca e sviluppo: contratti di ricerca

Terza categoria ammissibile: le spese relative a contratti di ricerca. Nello specifico, parliamo di contratti extra-muros aventi ad oggetto le attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta.
Nel caso di contratti di ricerca stipulati con università e istituti di ricerca, nonché con start up innovative, le spese concorrono a formare la base di calcolo del credito d’imposta per un importo pari al 150% del loro ammontare.

Ricerca e sviluppo: privative industriali

Quarta categoria: i brevetti. Intendiamo le quote di ammortamento relative all’acquisto da terzi, anche in licenza d’uso, di privative industriali. Relative a cosa? Relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale.

  • – nel limite massimo complessivo di 1 milione di euro;
  • – a condizione che siano utilizzate esclusivamente per lo svolgimento delle attività inerenti ai progetti di ricerca e sviluppo.

Servizi di consulenza e realizzazione di prototipi

Quinta categoria: servizi di consulenza. Tale categoria è ammissibile al credito d’imposta nel limite massimo complessivo pari al 20% delle spese di personale. Sesta categoria. Spese per materiali, forniture e altri prodotti analoghi impiegati nei progetti svolti internamente dall’impresa per la realizzazione di prototipi o impianti pilota. Nel limite massimo del 30% delle spese di personale agevolabili.

In conclusione, proviamo a fare un semplice esempio. Un’impresa, nel periodo d’imposta 2021, svolge attività di ricerca e sviluppo ammissibili, sostenendo le seguenti spese.

  • – spese per il personale agevolabili per un ammontare complessivo pari a 50.000 euro.
  • – spese per consulenze agevolabili per 30.000 euro. Ai fini del calcolo dell’agevolazione, tali spese rilevano però soltanto per 10.000 euro, essendo previsto un limite massimo pari al 20% delle spese per il personale (20% di 50.000).

In tal caso, il credito d’imposta sarà pari a 12.000 euro (20% di 60.000).

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